Stamattina
una colta donna che è stata a Medjugorje (Dio ti fulmini) ha espresso il suo
parere su Croazia e Bosnia. Con grande stupore della sottoscritta, ha
affermato, alla luce del sole e in presenza di testimoni, che “gli arabi lì
hanno rovinato tutto e impoverito la gente”. Ha aggiunto che “però li mettono
in riga (chi?): infatti a un’araba (forse intende una bosniaca di religione
musulmana? Mah.) son stati controllati e ritirati i documenti. Ben fatto!”.
Dieci giorni fa, prima di
partire per Zagabria dalla Sardegna, leggo sul giornale che un gruppo di
immigrati africani, palestinesi e siriani si trova a Sadali, provincia di
Cagliari. Spediti sull’isola, pare, per un piccolo errore del ministero. Qui
protestano, non accettano di essere accolti, perché trasferiti con “l’inganno”.
Il commentario alla questione lo trovo su facebook: frasi razziste della
peggior specie, paranoie sulle nostre casse svuotate da quella che si configura
come la feccia dell’umanità, infamie e calunnie di ogni genere. Da tempo ho
notato che anche ad Aritzo, in provincia di Nuoro, un gruppo cospicuo di
richiedenti asilo “alloggia” in un albergo al centro del paese. Non li ho mica
mai trovati felici! Li si vede dalla mattina presto camminare senza meta, con
una sigaretta in bocca e un punto interrogativo negli occhi. Le loro braccia
inutilmente forti scandiscono tutta la noia, la frustrazione. Vengono da una
zona del mondo catapultata nel mercato senza che ne avesse né la capacità, né
la volontà; dove l’oppressione politica non si nasconde dietro un dito; dove il
divide et impera ha dato i suoi più bei frutti.


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