Sul fatto che i britannici siano i più bizzarri e stravaganti personaggi del globo terrestre non c'è alcun dubbio. Io, che ci ho vissuto tra quella gente lì, lo sapevo già, ma una nuova notizia ha confermato le mie certezze. Qualche tempo fa, a forza di condivisioni, arriva sotto i miei occhi un articolo su una "poetessa d'emergenza". Lo leggo, poi ne trovo un altro e un altro ancora fino ad approdare al blog "Emergency poet". Scopro che si tratta del primo e unico servizio d'emergenza di poesia mobile. Qui trovo l'indirizzo e-mail della sua ideatrice: Deborah Alma, nazionalità inglese, un mezzo di trasporto da figlia dei fiori e un capello biondo rassicurante. Non potevo non scriverle! Infatti per me, che al liceo sbavavo per Petrarca e che leggo poesie ogni volta che piango, l'idea di Deborah è eccezionale! Così, ho rispolverato il mio inglese e mi son fatta avanti, scoprendo che dietro il progetto c'è una gran bella persona. Come funziona esattamente l'Emergency Poet?
mercoledì 10 dicembre 2014
Emergency Poet: Deborah, la dottoressa dell'anima
Sul fatto che i britannici siano i più bizzarri e stravaganti personaggi del globo terrestre non c'è alcun dubbio. Io, che ci ho vissuto tra quella gente lì, lo sapevo già, ma una nuova notizia ha confermato le mie certezze. Qualche tempo fa, a forza di condivisioni, arriva sotto i miei occhi un articolo su una "poetessa d'emergenza". Lo leggo, poi ne trovo un altro e un altro ancora fino ad approdare al blog "Emergency poet". Scopro che si tratta del primo e unico servizio d'emergenza di poesia mobile. Qui trovo l'indirizzo e-mail della sua ideatrice: Deborah Alma, nazionalità inglese, un mezzo di trasporto da figlia dei fiori e un capello biondo rassicurante. Non potevo non scriverle! Infatti per me, che al liceo sbavavo per Petrarca e che leggo poesie ogni volta che piango, l'idea di Deborah è eccezionale! Così, ho rispolverato il mio inglese e mi son fatta avanti, scoprendo che dietro il progetto c'è una gran bella persona. Come funziona esattamente l'Emergency Poet?
giovedì 6 novembre 2014
Museum of Broken Relationships (Zagabria)
Poi hanno rotto. Avranno pianto,
urlato, sorriso, bestemmiato, chissà.
Quello che si sa è che della loro
storia ne hanno fatto un museo.
O meglio, della fine della loro storia.
È così che è nato il Museum of Broken Relationships,
dall’idea di due artisti che hanno esibito gli oggetti della loro relazione
finita.
domenica 26 ottobre 2014
Come perdere la memoria volontariamente
1. Facoltà della mente di fare proprie esperienze e nozioni e di richiamarle al momento opportuno (m. buona, avere poca m. , imparare a m.)
2. Idea, nozione,
immagine che si conserva nella mente di cose, persone, avvenimenti SIN ricordo (m. dolorosa, mantenere viva
la m. di qlcu)
3. (solo pl.)
Avvenimenti del passato conservati nel ricordo della tradizione (pubblicare le proprie m.)
4. (spec. pl.)
Monumento, scritto che costituisce un monumento storico del passato
SIN testimonianza (Roma conserva numerose m. dell’antica grandezza)
5. Scritto
generalmente breve su argomenti eruditi o scientifici SIN saggio (pubblicare una m. scientifica)
6. inform.
Dispositivo di un computer capace di registrare e conservare i dati affidatigli
(m. centrale, m. periferica)
domenica 5 ottobre 2014
Incontri esplosivi.
Il problema.
Particolari incontri con un sinistro sole d'ottobre possono provocare imprevedibili esplosioni.
sabato 30 agosto 2014
Immigrati in cerca di pace nella terra dell'odio.
Stamattina
una colta donna che è stata a Medjugorje (Dio ti fulmini) ha espresso il suo
parere su Croazia e Bosnia. Con grande stupore della sottoscritta, ha
affermato, alla luce del sole e in presenza di testimoni, che “gli arabi lì
hanno rovinato tutto e impoverito la gente”. Ha aggiunto che “però li mettono
in riga (chi?): infatti a un’araba (forse intende una bosniaca di religione
musulmana? Mah.) son stati controllati e ritirati i documenti. Ben fatto!”.
Dieci giorni fa, prima di
partire per Zagabria dalla Sardegna, leggo sul giornale che un gruppo di
immigrati africani, palestinesi e siriani si trova a Sadali, provincia di
Cagliari. Spediti sull’isola, pare, per un piccolo errore del ministero. Qui
protestano, non accettano di essere accolti, perché trasferiti con “l’inganno”.
Il commentario alla questione lo trovo su facebook: frasi razziste della
peggior specie, paranoie sulle nostre casse svuotate da quella che si configura
come la feccia dell’umanità, infamie e calunnie di ogni genere. Da tempo ho
notato che anche ad Aritzo, in provincia di Nuoro, un gruppo cospicuo di
richiedenti asilo “alloggia” in un albergo al centro del paese. Non li ho mica
mai trovati felici! Li si vede dalla mattina presto camminare senza meta, con
una sigaretta in bocca e un punto interrogativo negli occhi. Le loro braccia
inutilmente forti scandiscono tutta la noia, la frustrazione. Vengono da una
zona del mondo catapultata nel mercato senza che ne avesse né la capacità, né
la volontà; dove l’oppressione politica non si nasconde dietro un dito; dove il
divide et impera ha dato i suoi più bei frutti.
venerdì 29 agosto 2014
In vino veritas (è rosso)
Io il vino purtroppo non lo digerisco. Mi piace molto, ma non lo digerisco.
Quando mia cugina mi ha proposto una tre giorni di bevute in compagnia con tanto di attestato finale nella cantina sociale del paesello accanto al mio, ho pensato che il mal di pancia passa in fretta. E anche che avrei potuto arricchire e completare l'educazione Albanesiana che mi insegna che 'è rosso'.
Dunque ho intrapreso la via di Bacco per un approccio consapevole al vino e anche all'olio. Diventare una consumatrice attenta e informata era la storia che il mio super io raccontava all'es che già saltellava sui filari di uva...
... e che è stato prontamente punito e abbattuto alla prima tranche di degustazione oli con un rancidissimo e veramente cattivo olio della comunità europea (l'unione fa la forza, amen).
La degustazione consisteva in un percorso sensoriale e graduale dal veramente pessimo al veramente ottimo: sei cicchetti di oli il primo giorno, sei calici di vini il secondo, e, per concludere, spumanti. Bicchieri in cui immergere naso per cogliere profumi e bocca per cogliere piccantezze o dolcezze, aromi fruttati o speziati.
Esperti di olio un po' casinisti, enologi preparati e soprattutto antifrancesi (con tanto di francese presente ghettizzato all'ultimo tavolo, parbleu), ci hanno guidato all'assaggio e alla scoperta.
Precisando che la brocca vuota sul tavolo serviva per buttare via il vino, che doveva essere degustato, mica bevuto tutto.
sabato 16 agosto 2014
Incontro con le epoche del passato
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| 1958 Here we go! |
Chi scrive parla dal 2014. Son qui perché voglio tramandare una voce controtendenza in questi anni spersonalizzati e insapore che vivo.
Shh, che resti tra noi: i miei simili, gli uomini, si sentono al top. Hanno portato il progresso oltre i 6000 giri e pensano che basti un eccesso di tecnologia per auto-celebrarsi di “civiltà”. Son riusciti a partorire talmente tanti confort che il prossimo passo dell’evoluzione sarà la disabilità totale per tutti: un robottino si muoverà per noi.
Shh, che resti tra noi: i miei simili, gli uomini, si sentono al top. Hanno portato il progresso oltre i 6000 giri e pensano che basti un eccesso di tecnologia per auto-celebrarsi di “civiltà”. Son riusciti a partorire talmente tanti confort che il prossimo passo dell’evoluzione sarà la disabilità totale per tutti: un robottino si muoverà per noi.
Si vantano delle loro ultime scoperte e non si rendono conto di cosa hanno perso. Dalla loro mente spalmata sulle comodità è fuggita per sempre l’immaginazione! Impegnati a vivere il presente, a spegnere i propri sensi, a rinnegare la natura non capiscono che più andiamo avanti e più siamo fermi. Ma voi altri ci pensate mai alle grandezze del passato? Ma vi pare che torneranno stile e innovazione dei grandi anni ’20, ’30, ma anche ’40 e, perché no, ’50? E, soprattutto, la musica,
la moda, la libertà e la bellezza infinita dei brucianti ’60, ’70 e ’80? Non riusciamo nemmeno a copiare bene i pantaloni a vita alta del decennio ’90, figuriamoci il resto.
mercoledì 11 giugno 2014
Voglio un'infanzia spericolata
A volte basta poco per ricordare come eravamo. Noi,
trogloditi selvaggi cresciuti nei paesi, che vagavamo come zingari; che
esistevano gli schiaffi se ci comportavamo male; che le feste in nostro onore
erano così così. Era un'infanzia spericolata.
Ne è passato di tempo da quelle ginocchia sbucciate,
da quella polvere addosso che ci abbronzava il viso, da quel sudore che
accompagnava le ricerche di misteri inesistenti. Bene. Adesso per strada trovo
poco di allora. I bambini sono sempre più deresponsabilizzati, controllati,
segregati, tenuti mano per mano, iper allarmati per un taglietto millimetrico,
piangenti, urlanti, drogati di nintendo
e, perché no, coglioni.
sabato 7 giugno 2014
L'amore ai tempi del social network
C'era una volta il ciclo naturale delle cose. Conoscersi. Amarsi. [Continuare ad amarsi fino alla fine dei tempi.] Lasciarsi.
Proseguendo sulla scia del deperimento dei sentimenti con raziocinio e naturalità, dopo la rottura c'era: non vedersi più. O comunque evitare di vedersi per creare il distacco necessario.
E via daccapo, a ricominciare un ciclo naturale (come cantava pure Björk).
Adesso no.
lunedì 19 maggio 2014
Selfie: cartoline dei tempi moderni
Un nuovo fenomeno insidia la società odierna. Lo troviamo sui nostri schermi e sulle bocche di tutti. Piace perché è immediato, nitido, con la cornice, i cuori o le sfumature a seconda delle esigenze. Viaggia alla velocità della luce raggiungendo chiunque anche in capo al mondo. È il selfie, che pian piano ha pericolosamente preso il posto della cartolina.
martedì 29 aprile 2014
In una strada pullulante di rumene a basso costo trovai lavoro come modella
Son stata modella per un giorno.
Di capelli.
Adesso son un po' rossa.
Che altro volete? Per fare questo lavoro non è previsto l'uso della parola, tantomeno quello del cervello.
(Niente firma, per recitare ancora il ruolo di chi non ha un nome e nemmeno più un numero)
martedì 22 aprile 2014
S'iscontra: l'incontro tante menti fa
Se mi permetto di scrivere di incontri è perché uno di questi ha segnato la mia infanzia: il bacio della statua di Maria con quella di Gesù nel giorno di Pasqua. Coreografico. Retrò e, per questo, estremamente significativo: è indizio che le tradizioni, quelle che segnano l’identità, vivono ancora.
Il 2014 vuole che incappi in S’iscontra (così si chiama da noi) dopo diversi anni. Non era tra i buoni propositi dicembrini, ma mi vien comunque dato un ruolo da protagonista: vestire l’abito tradizionale per sostituire una prioressa, fare la processione e poi messa. Ho provato, giuro, ad evitarla, ma accordi poco chiari con amiche molto fuori mi hanno portato dritto dritto in parrocchia. Vabbè.
Assistetti alla celebrazione della Pasqua per l’ultima volta 14 anni fa. Dovevo fare la cresima e mi toccava. Ovviamente avevo realizzato tempo prima la Non esistenza di Dio e l’ipocrisia che si cela dietro oro e incensi della Chiesa (due concetti diversi, ma che mi piace confondere per non illudermi mai). Dapprima entravo nella casa del Signore e semplicemente non ascoltavo. Domenica scorsa, invece, ho voluto osservare attentamente per rinfrescarmi la memoria. Le cose che odio? Sempre le stesse: i rituali, le frasi a memoria, le preghiere, la severità nei volti, il fiume di parole che passa per le orecchie ma mai per il cervello.
Tuttavia, non è per questo che ho sgranato gli occhi, alzato un sopracciglio e corrugato le labbra come a urlare bleah. Un altro particolare ha rinnovato la mia volontà di non andare a messa. Qualcosa per cui ho storto il naso verso la nazione a cui appartengo, il mondo in cui abito, l’era ermafrodita che vivo:
Il 2014 vuole che incappi in S’iscontra (così si chiama da noi) dopo diversi anni. Non era tra i buoni propositi dicembrini, ma mi vien comunque dato un ruolo da protagonista: vestire l’abito tradizionale per sostituire una prioressa, fare la processione e poi messa. Ho provato, giuro, ad evitarla, ma accordi poco chiari con amiche molto fuori mi hanno portato dritto dritto in parrocchia. Vabbè.Assistetti alla celebrazione della Pasqua per l’ultima volta 14 anni fa. Dovevo fare la cresima e mi toccava. Ovviamente avevo realizzato tempo prima la Non esistenza di Dio e l’ipocrisia che si cela dietro oro e incensi della Chiesa (due concetti diversi, ma che mi piace confondere per non illudermi mai). Dapprima entravo nella casa del Signore e semplicemente non ascoltavo. Domenica scorsa, invece, ho voluto osservare attentamente per rinfrescarmi la memoria. Le cose che odio? Sempre le stesse: i rituali, le frasi a memoria, le preghiere, la severità nei volti, il fiume di parole che passa per le orecchie ma mai per il cervello.
Tuttavia, non è per questo che ho sgranato gli occhi, alzato un sopracciglio e corrugato le labbra come a urlare bleah. Un altro particolare ha rinnovato la mia volontà di non andare a messa. Qualcosa per cui ho storto il naso verso la nazione a cui appartengo, il mondo in cui abito, l’era ermafrodita che vivo:
martedì 15 aprile 2014
Les misérables, ossia la verità sul conto in Cina.
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| Les Misérables by Danielà Melò |
Daniela
Melis, 14 aprile 2014 - Non posso sottrarmi alle dinamiche
della fuga. Anche per questo ho dichiarato che aprirò un conto in Cina. Lo spiazzo
asiatico soddisfa appieno le mie esigenze di mettere distanze. Potrei attorcigliare
noodles con gli amici dagli occhi a
mandorla. Potremmo disquisire sul concetto di democrazia e quello di profitto.
Eppure non ci andrò: 1) non ho i soldi per il
biglietto; 2) son troppo realista per sognare. Ops.
Non mi hanno mai detto di puntare in alto. La
spiegazione era la seguente: siamo dei poveracci. Ho assistito alla
materializzazione di parole e azioni che incentivano lo status quo. Non volevo certo
esserne complice. Decisi di estraniarmi da questo teatrino cupo e rassegnato.
domenica 13 aprile 2014
Anatra o faraona? Scova le differenze
Ilaria Mariotti, 13 aprile 2014 - Il sabato mattina è giorno di mercato.
E io adoro andare per mercati.
Purtroppo però ho un problema serio:
odio la gente che spinge.
Di quelli che, in mezzo alla confusione
totale e alla ressa più folta che tu non riesci neanche a muoverti,
ti poggiano una mano o, i finti discreti, la punta delle dita sulla
schiena e spingono.
Per suggerirti di andare avanti,
ovviamente.
Grazie. No perché io ho
improvvisamente scordato come si fa, ti prego squarciami la schiena
bucami le costole e fammi separare le acque.
mercoledì 9 aprile 2014
Storie di giovani: La Cina di Alessandra
C’è chi, come me, apre un blog perché non riesce a star ferma. O perché costretta a casa con punture e pasticche. (Fate voi) Quello spazio personale nasce come una scommessa, poi si trasforma. Ti trasforma. Le visualizzazioni crescono e gli amici reclamano altri racconti. I compagni di classe di tua sorella ti affibbiano nuove identità: <Daniela è una blogger?>. Magari. Io non sono nessuno. Se però essere una blogger significa ricevere il regalo di domenica, allora sì, lo voglio. Si tratta di una e-mail: il contenuto è ispirato dal mio post Voglio il conto in Cina.
sabato 5 aprile 2014
Il fashion food. Quando la moda ha pisciato fuori dal vaso
Tant'è che il mio affittuario greco in
visita per la prima volta a Milàn, tra lo sconvolto e il divertito
mi fa “even the old women are dressed in the puttanone
style”.
Al rude e molto maschio occhio di
Dimitrios, tutte le sciure dai 50 in su, belle agghindate e truccate,
in tiro come giovincelle, paiono puttanone (una delle poche
parole italiane che sa).
Si potrebbe obiettare a Dimitrios la
sottile e decorosa differenza tra lo stile e il dissoluto; la libertà
di mostrare la panza, anzi l'ombelico che il grasso a Milano non
esiste; la quasi impossibilità di non subire il fascino modaiolo; le
innumerevoli diversità tra la città e la provincia.
venerdì 4 aprile 2014
Lastr(ico)
Daniela Melis, 4 Aprile 2014 - La mattina ti svegli con le paranoie. Sarà l'aver sognato carne cruda. Mamma mi ha sempre messo in guardia: "è di malaugurio". Cugurra, la definirebbe qualche conterraneo ben pensante (Nel senso, io faccio presunti incubi nefasti, ma a portare noie è chi li interpreta). E infatti dimentichi l'impegnativa a casa. Torni indietro a prenderla. La Desulo-Fonni ti da emozioni. All'ufficio ticket ti accolgono con lo scazzo. Il tecnico di radiologia e il medico annesso avranno ormai fame. Sarò un buon pasto: rachitica, ma condita con pneumococchi.
Rimpiango i tempi dell'antibiotico.
Mi sento sorprendentemente fiera di me. Ho scoperto che da parte femminile, oltre che l'ansia, ho ereditato la capacità di auto infliggermi la sfiga.
Anche oggi abbiamo sostenuto lo Stato sprecando benzina.
Il sistema sanitario migliore d'Europa si è ciucciato altri 20€ (i secondi in una settimana; i terzi in un mese).
Rimpiango i tempi dell'antibiotico.
martedì 1 aprile 2014
Voglio il conto in Cina: giovani e lavoro oggi
A lavorare ho iniziato a 11 anni. Non in una fabbrica cinese, sia chiaro. Lo preciso perché possiate tirare un sospiro di sollievo, e per non innescare il putiferio di pensieri associativi: sfruttamento minorile, morti bianche, manodopera a basso costo.
lunedì 31 marzo 2014
Incontri mattutini.
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| Il mio lui durante i festeggiamenti. |
Sento addosso i suoi occhi gialli. Non è come lo pensavo, perciò è sedicente più che seducente. Ogni mio tentativo di difesa preventiva è inutile, ogni piagnisteo. Spara. E' piombo sullo stomaco. S'insinua dentro di me. La sua presenza metallica mi accompagnerà per il resto della giornata. Soccombo.
Provo odio per lui. E' l'antibiotico. Oggi festeggeremo i nostri 10 giorni insieme. Olè.
Daniela Melis
giovedì 27 marzo 2014
22 ore bulgare.
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| Alexa e Daniela nella garitta; esempi di controversi confini. |
Ogni viaggio fa pensare. Alla vita, alle scelte, alla diversità. Ne racconterò uno che mi ha dato il pretesto per congetturare sull’idea di confine.
È novembre a Salonicco. Vogliamo raggiungere la Bulgaria, Alexa ed io. La soluzione più economica è partire a mezzanotte, arrivare alle 5 del mattino, pernottare una notte e via. (Solo Dio, se esiste, sa cosa vuol dire approdare in una stazione di Sofia all’alba. Forse esiste. Perchè noi, una greca e un’italiana in bus verso la capitale, non ci arrivammo. O almeno, non a quell’ora).
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