E, soprattutto, perché diventarlo.
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| Foto di Silvia Todde Photography |
In principio era il caos.
A me scrivere è sempre piaciuto. Forse è stato un metodo per contrastare la solitudine, o semplicemente per parlare con qualcuno che non fosse un mondo che non mi capiva. E quindi scrivevo, scrivevo dappertutto. Foglietti, quadernini (persi e mai ritrovati - Dio li abbia in gloria), carta strappata da un libro di scuola, vecchi diari abbandonati a prender polvere nella mansarda di nonna: ecco dove finivano i miei pensieri, le considerazioni sul mondo e le paure dell'adolescenza. Di una cosa però son sempre stata certa: i pensieri son la cosa più cara che abbiamo. Poiché durano un secondo, vanno riportati in fretta e poi sviluppati con calma. Non possiamo abbandonarli a carta biodegradabile scritta con matita altamente cancellabile. No.
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| Foto di Silvia Todde Photography |
Già, in principio era il caos, poi arrivò la tecnologia.
Grazie ad essa tutto è ordinato e al sicuro: i documenti salvati sull'hard disk, le note sull'iPad, l'iPhone e, soprattutto, la possibilità di crearsi un blog. Luogo ideale dove annotare (perché ovviamente esiste anche la app per il cellulare), sviluppare e diffondere celermente quei fulminei pensieri, offre la possibilità di legare ad essi foto e video, nel caso le sole parole fossero incomprensibili ai più. Notavo con curiosità il proliferarsi di questi fenomeni: <fichi>, pensavo, ma io non ci capivo un cazzo. Tuttavia con la ricerca Google avevo, e ho, un'ottimo rapporto e così trovai presto i consigli di svariati blogger. Infatti il web brulica di esperti che scrivono trattati su come creare un blog, quale piattaforma preferire, perché crearlo e tutti i più impensabili consigli agli aspiranti blogger (per chi si vuole informare al riguardo, ecco un ottimo articolo della "Dirty Work" web agency di Cagliari: "Cosa sono i CMS").
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| Foto di Silvia Todde Photography |
Forte di tanto sostegno (nella vita reale forse non ne ho mai avuto tanto) decisi di iniziare la mia avventura online. Per cui la formula si trasformò in questo:
In principio era il caos e poi fu il blog.
Un anno è passato e io festeggio i miei pensieri digitalizzati. Se sono diventata una blogger? Non lo so, però qualche consiglio ve lo posso dare. Prima di tutto niente deve capitare per caso, che è esattamente quello che feci io. Il pallino del blog mi tormentava da tempo, ma come momento ideale per partorirlo scelsi la mia quarantena da broncopolmonite. Così, stordita e abbastanza fatta di antibiotici, mi diedi alla creazione materiale del blog, senza uno schema preciso o un'idea sulla grafica. Non rispettavo le parole d'ordine:
- programmare;
- avere un tema definito;
- targetizzare.
In realtà di queste tre obbedivo solo alla seconda, ma tratteremo questo argomento nella prossima puntata.
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| Foto di Silvia Todde Photography |
Per il resto, per essere una blogger, bisogna solo essere scemi abbastanza da voler scrivere cose serie in modo ironico; da voler spezzare ciò che ferisce dentro con frasi spiritose. Così la gente ride e pensa "che pazza Daniela!", "Ilaria è pure più folle" e non vede quanta amarezza si cela dietro scritti come "Voglio il conto in Cina" o "Les miserables", la massima espressione del fatto che, specialmente al Sud (come diceva saggiamente qualcuno), è molto difficile slegarsi dalle paure che ti impartiscono da bambino, insegnandoti a non sognare.
Ma a sognare bisogna imparare, perché per diventare blogger bisogna anche saper guardare a cosa e quanto il tuo blog può servire: guadagnare (mmh); mettere in mostra le tue capacità; raccontare le tue avventure sperando che qualcuno ci rida su; criticare ciò che hai sempre odiato rischiando una denuncia; raggiungere chi la pensa come te e sentirti finalmente "capita", come accadde con Alessandra; o semplicemente esprimere il malessere interiore (possibilmente evitando di deprimere il prossimo).
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| Foto di Silvia Todde Photography |
In me è proprio quest'ultimo punto a premere. In fondo, qual è il motivo per cui son stati scritti tanti libri? Perché le persone sentono il bisogno di scrivere? A cosa serve mettere nero su bianco i propri pensieri?
Scrivere è stato da sempre un modo per esorcizzare, per svuotare la mente riempendo le pagine e, contemporaneamente, il cuore di gioia. “Scrivi in modo forte e chiaro ciò che fa male”: ecco cosa diceva Hemingway. Ed è inequivocabile che questo servisse come catarsi allo scrittore e a riconoscersi in quel dolore, in quelle emozioni tristi al lettore.
Ok, io purtroppo non sarò mai Hemingway e nemmeno una scrittrice. Tuttavia, la scrittura, al pari della lettura, mi è sempre servita come rifugio, come mezzo per custodire i miei pensieri che, tuttora, non vengono capiti altrove. Il mio modo di conservarli non è stato scrivere un libro: purtroppo non sarei in grado. Certo, mi sarebbe piaciuto girare per i mari con una macchina da scrivere; e anche, stile Arturo Bandini, andare a spasso con un taccuino nella tasca della giacca, sedermi in un bar a L.A. e fingermi assorta a cagare un pensiero. Io, però, appartengo all'era tecnologica e qui certe cose son considerate obsolete. Qui l'ispirazione sarebbe interrotta dal selfie di turno da postare su Facebook con scritto: <Fottetevi tutti>. Eppure manifesto il mio rispetto per la tradizione portando sempre con me una Moleskine (in borsa, però, ché a tenerla in tasca mi sentirei disonesta per l'inevitabile effetto seno grande), ma non basta come cassaforte.
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| Foto di Silvia Todde Photography |
La soluzione per i miei pensieri l'ho trovata, appunto, in uno spericolato blog. Spericolato perché se ne sbatte di fare concorrenza; perché non guarda alla massa, ma si è dimostrato essere un po’ di nicchia; perché è piccolo e cattivello, per distinguersi dagli altri. Un blog non ordinario: semplicemente la mia casa e quella di chiunque si riconoscerà in esso.
Per cui, non mi resta che dire:
Buon compleanno, Controvento!
E voi, cari lettori di una blogger, vi siete mai riconosciuti nelle storie di Controvento (Racconti di Incontri)?
ps: le foto, scattate al Peek-A-Boo di Cagliari, son della bravissima Silvia Todde e anticipano una nuova sezione di Controvento che inaugureremo a breve. Provate a indovinare di che si tratta.
pps: questo post non si autodistruggerà nei prossimi 5 secondi, ma avrà un seguito con nuovi consigli e curiosità. Chi ci sarà?
Daniela Melis





