Poi hanno rotto. Avranno pianto,
urlato, sorriso, bestemmiato, chissà.
Quello che si sa è che della loro
storia ne hanno fatto un museo.
O meglio, della fine della loro storia.
24 Agosto 2014.
Quella
mattina giravamo per la città alta di Zagabria.
L’abbiamo
scoperto per caso il museo, e io, che ho problemi di malinconia, nostalgia e
forse pure paranoia, non volevo poi tanto entrare perché, diciamolo, dal nome ti
aspetti di trascorrere ore deprimenti.
Ma
poi sono entrata (sottile, molto sottile il confine tra la curiosità e il masochismo) e ne sono uscita sorridente.
La
gente di tutto il mondo dona al museo un oggetto simbolo della relazione finita
che viene esposto affiancato da un piccolo scritto in cui la persona racconta
la storia di quell’oggetto, perché è lì.
Un
museo antimemoria insomma, uno spazio che serve non per conservare e tramandare
ma per lasciare andare, per raccontare e liberarsi.
Un cimitero
di cose morte che una volta sono state.
Chi
dona per esibizionismo, chi per sollievo terapeutico, chi per curiosità, fatto sta che ti ritrovi in mezzo a tante storie buffe,
divertenti, dolorose, tristi e ne esci ricco, ubriaco di quella sensazione al
limite tra ironia e grottesco.


