Tant'è che il mio affittuario greco in
visita per la prima volta a Milàn, tra lo sconvolto e il divertito
mi fa “even the old women are dressed in the puttanone
style”.
Al rude e molto maschio occhio di
Dimitrios, tutte le sciure dai 50 in su, belle agghindate e truccate,
in tiro come giovincelle, paiono puttanone (una delle poche
parole italiane che sa).
Ad ogni modo, sciure o non sciure, la
fashionitudine qui è dappertutto. E si riversa su tutto. Pure sul
cibo.
Già, perché i fashionisti pensano
fashion, mangiano fashion e c...
sì anche quello.
Le vivande del fashionista, collezione
primavera estate, sono:
Dolcetto chic e raffinato, puro
zucchero che fa tanto figo e tenerello al tempo stesso, soprattutto
se ha toni di rosa e se lo dividi col tuo chiwawa.
Da gustare con discrezione, magari in
numero dispari perché può capitare che al dodicesimo, totalmente in
sollucchero, ti metti a fare door selection in pasticceria e
impedisci l'accesso a tutti quelli che indossano blu e marrone
insieme e che cominciano le frasi con “praticamente”.
Praticamente gli amaretti de' borgata.
Più colorati però.
I cupcakes
Non sono più semplici e simpatici
prodotti americani da forno. Sono diventati un brand, un modo
d'essere. Il popolo fashion ha già iniziato la trasformazione. È
ormai comune vederli indossare magliette raffiguranti cupcakes,
scrivere su bloc notes a forma di cupcake, sostituire la foto del
fidanzato su Instagram con foto di cupcakes, dormire circondati da
cupcakes di forma fallica invece che col suddetto fidanzato.
Sin dalla notte dei tempi l'hamburger è
stato un alimento consumato da uomini rudi, triviali e che conoscono
come unica fragranza maschile Pino Silvestre. Da cibo di fortuna a
alimento fashion arricchito di aceto balsamico, scaglie di grana,
salsa di ribes, affumicato al sigaro toscano, creme di melanzana,e
costoso, maledettamente costoso.
Riprendiamoci la carnazza arrogante e
cheap ed eliminiamo il gourmet,
vi prego.
L'evergreen da sfoggiare in tutte le
stagioni è la moda vegana che impazza, tanto che Kevin Bacon, nuovo
adepto, frigna perché non gli fanno cambiare il cognome.
Ah poi ci sono le storie di Paola
Maugeri che dice di aver fatto diventare vegano il suo gatto. Sì.
Okay. Chè poi anche la gatta di mia sorella è vegetariana, per sua
scelta però.
Ero scioccamente rimasta ferma alla
folgorante rivelazione di non esser fighi se non si usa lo scalogno.
Da qui a queste pornografie alimentari credo proprio di essermi persa
dei passaggi sperimentali considerevoli.
Ilaria Mariotti


